Welfare, persone non numeri: “il diritto di contare”

Secondo lo studio Censis-Eudaimon pubblicato all’inizio dell’anno oltre la metà degli occupati in Italia ( il 58,7%) preferisce i servizi di welfare aziendale (polizze, convenzioni asili nido) ad un incremento dello stipendio, il 23,5% è contrario, il 17,8% non ha un’opinione in merito.

Tuttavia è significativo il fatto che solo 17,9 dei lavoratori italiani ha una conoscenza precisa di cosa sia il welfare. Questo in molti casi, è soprattutto responsabilità delle aziende che non sono capaci di veicolare le informazioni in modo efficace e spesso sottovalutano l’importanza della comunicazione per la riuscita di un piano di welfare.

Cosa si intende per welfare aziendale?

Il welfare aziendale è l’insieme delle iniziative di natura contrattuale o unilaterali da parte del datore di lavoro, che incrementano il benessere del lavoratore e della sua famiglia, attraverso una diversa ripartizione della retribuzione e può consistere sia in benefit di natura monetaria che in fornitura di servizi, o un mix di entrambi.

Quali benefici che si possono ottenere con un piano di welfare?

Una ricerca effettuata nel 2013 da McKinsey & Company ha rilevato che nelle aziende dove c’è un piano di welfare c’è un maggiore benessere e soddisfazione dei lavoratori (+16%), maggior impegno e dedizione al lavoro (+6%), maggior senso di appartenenza (6%) e una migliore percezione dell’immagine aziendale (+12%). Sono trascorsi 5 anni da quando è stata effettuata la ricerca e nel frattempo è cresciuto il numero delle aziende che hanno deciso di realizzare piani di welfare. Le motivazioni che stanno alla base di questa decisione sono diverse e fanno la differenza per il reale successo dell’iniziativa.

Cosa fa la differenza in un piano welfare di successo?

È fondamentale che l’azienda comunichi in modo chiaro ai dipendenti ciò che vuole offrire e mettere in pratica ma soprattutto che abbia ben chiaro perché attua un piano di welfare.

Poiché le pratiche di welfare aziendale hanno dei vantaggi di tipo fiscale, il messaggio che può passare in prima battuta è: “lo faccio perché ci guadagno” e non “perché ho veramente a cuore il benessere dei dipendenti”.
Io sono contrario alla moda corrente, che sfrutta solo l’agevolazione fiscale. Il concetto di welfare è molto più ampio. Avere una politica di welfare significa occuparsi del benessere delle persone, costruire un piano che tenga conto, al tempo stesso dei loro bisogni reali e degli obiettivi aziendali e non semplicemente puntare al beneficio fiscale.
Quanto più l’azienda riuscirà a far passare questo concetto e a comunicarlo in modo adeguato ai dipendenti e collaboratori, tanto più alto sarà il ritorno in termini di benessere e engagement.

L’analisi dei bisogni in primis e del clima aziendale sono presupposti fondamentali per la realizzazione di un piano di welfare coerente.

C’è bisogno di sondare il benessere aziendale, capire come l’azienda viene vista da dentro e poi comunicare i risultati dell’indagine: sia che si tratti di feed back positivi che negativi.

Tanto del successo di un piano welfare, infatti, dipende da come le persone si sentono in azienda. Da lì si parte per capire le necessità delle persone. A volte basta anche solo chiedere di quali servizi i lavoratori hanno bisogno, per creare un progetto che funzioni.

Vanno quindi indagate le esigenze dei dipendenti, se l’obiettivo è occuparsi realmente del loro benessere. Se invece, come nella maggior parte dei casi, l’obiettivo è dare solo soldi, ottenendo un risparmio fiscale, non si tratta più della costruzione di un progetto virtuoso che può produrre risultati a lungo termine.

Il welfare deve essere un’interpretazione di bisogni, senza questa visione il tutto si riduce a una serie di provvedimenti seguiti da sgravi fiscali, che senza una visione d’insieme, non possono garantire all’azienda né il benessere dei dipendenti né conseguentemente dei risultati significativi e una crescita duratura.
Come si suol dire, la forma senza il contenuto può soddisfare solo nell’immediato. Senza la lungimiranza, la costruzione di un percorso con solidi principi, volto all’attenzione verso i lavoratori, intesi come persone e non come numeri che devono solo produrre, si resta inevitabilmente fermi, in assenza di sviluppo e privi di tutto ciò che in un’azienda conta davvero.

Il welfare aziendale può dunque essere usato come mossa tattica ma se vuoi ottenere dei risultati in termini di engagement, produttività e valore deve rientrare nella sfera della strategia.



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